Il carcere

Come per andare al santuario, c’è una lunga strada stretta che raggiunge le porte del carcere.

È una lunga curva fiancheggiata da paletti rossi e bianchi. 55 paletti, scuola di Dio. Mentre la segui tu puoi contarli e prepararti all’incontro.

E prima di entrare voltandoti indietro scoprire il tuo cambiamento. A quale paletto ti sei ricordato di tutto il male che ti ha fatto? A quale paletto hai cominciato a perdonarlo? A quale hai cominciato ad amarlo?

Forse già al secondo o al terzo hai ripensato a quanto era stato cattivo, solo il tempo di ricordare, non serve di più per arrivare a sentire il dolore. Quindi un lungo silenzio, forse 20 paletti.

Poi una debole voce ti ha ricordato la sua gioia di bambino che giocava con te. Se era così chi è stato a traviarlo? E subito, direi il paletto dopo, hai sentito di nuovo l’amore. Un amore che faceva scendere le lacrime sulle guance, un amore così grande che facevi fatica a camminare e i paletti a superare. Scuola di Dio.

Il carcere è un mondo dove il tempo si ferma come in un cimitero, ma è abitato da persone vive, non da fantasmi, persone in carne ed ossa che aspettano qualcuno che abbia il coraggio di arrivare all’ultimo paletto.