Sacro-facere

Giovedì sera sono andato a mangiare in centro con le due coinquiline Patrizia di anni 43 e Clelia di anni 26. È stata una bella serata gioiosa e spensierata. Abbiamo anche ascoltato il commento di Caterina V., la zia di Stefano, alla notizia delle sue dimissioni per entrare come dipendente in A.t.o.m.

Abbiamo indirettamente parlato della libertà che dona il Vangelo a chi lo pratica, a chi entra nel Regno, libertà che come sai richiede prima o poi il sacrificio, il sacro-facere.

Dopo cena abbiamo fatto un breve tour fino in piazza grande. Lì le ho ritratte sotto il portale laterale quello con le formelle di San Geminiano una cui bella riproduzione – ho detto loro – tu, caro Paolo, possiedi in casa. Al rientro abbiamo guardato le foto che avevamo fatto.

Clelia si è mostrata interessata alla storia delle formelle che non vedendosi tutte nella foto, non lasciavano intuire l’epilogo. Abbiamo poi commentato la somiglianza di Clelia con il viso delle modelle di Botticelli e il carattere decisamente più procace di Patrizia. Ci siamo salutati per la notte ognuno con i suoi pensieri e desideri su come era stato bello concludere la giornata.

Una volta in camera mi sono chiesto cosa pensava di me il Signore e se davvero approvasse quella serata e quello stile di vita così leggero per un uomo sposato e padre di due figli. E chiedendo perdono ho chiesto cosa dovessi fare per recuperare e che più di tutto io desideravo che Dalila fosse accettata in Cobra, dove c’è il nostro Gianluca.

Alla mattina sono entrato in bagno e ho alzato gli occhi verso la finestra che sta in alto sopra la vasca ed è protetta da una piccola ringhiera. In quel momento si è posato sulla ringhiera un uccellino che tenendosi aggrappato ad essa con le zampe, si è messo ad agitare velocemente le ali come fosse un colibrì e ad emettere ripetutamente un pio-pio pieno di gioia.

È stato per me un chiaro segno della benevolenza del Signore e dell’azione dei suoi angeli e mi ha ricordato l’uccellino che a Medjugorje, la mattina dopo la prima notte, era venuto a picchiettare il suo becco sulla finestra della camera di mia moglie, che non aveva voluto partecipare alla messa la sera dell’arrivo e al suono della campana che annunciava la prima messa della giornata era volato via, facendo così pensare a lei che era venuto per chiedere di recarci in chiesa al più presto.

La mattina in ufficio c’è stato un turbine di cose da fare e l’appuntamento con l’ing. Santoro, in Cobra è slittato dalle 11 fino alle 14. Là giunto, dopo aver mangiato durante il viaggio due pacchetti di crackers, sono stato ripreso per i miei consueti ritardi negli appuntamenti.

Hanno chiamato Dalila alla riunione, non sapevano che fosse marocchina, l’avevano scambiata per thailandese e Santoro che è davvero santo d’oro, si preoccupava di averle dato dei disegni un pochino difficili.

Io ho spiegato che in realtà lei era stata scelta perché la settimana dopo la telefonata di Santoro avevo scoperto che aveva traslocato da Modena a Nonantola, diventando così di colpo la più prossima di tutti i nostri dipendenti a quel posto di lavoro.

Gianluca ha chiosato con un ampio gesto delle braccia in aria come solo lui sa fare, che per lui era perfetta. Così prima di ripartire per Lucca Santoro mi ha chiesto in separata sede cosa ne pensasse Dalila di quel lavoro cioè se a Dalila piacesse il posto.

Beh, viva Gesù!