Viaggio a Forlì

Mentre ci avviciniamo a Forlì quella mattina, Gabriele racconta della sua prima e fino a quel momento unica esperienza con quella cittadina romagnola: una notte d’estate, nel giugno 2004, con gli amici decidono di andare da Bologna sulla riviera per una serata danzante. Non ci arriveranno mai. La macchina cede nei pressi di Forlì, la sentenza è impietosa: motore fuso. Saranno costretti a passare la notte tra carro attrezzi, officine meccaniche e la stazione ferroviaria per trovare un treno che li riporti a casa. Una débacle.

Io penso e ripenso a quel fatto. Perché fermarli proprio lì, Maria?

E’ il primo viaggio che facciamo insieme, speriamo che la macchina sia a posto. All’appuntamento ci aspetta un’azienda un po’ dismessa. Le bandiere sventolano ancora ma i muri hanno segni di umidità. Costruiscono aratri, ma la concorrenza ha copiato i loro prodotti. Devono rinnovarsi per sopravvivere.

All’ora di pranzo andiamo in città e cominciamo a girovagare finché passiamo davanti all’abbazia di S. Mercuriale. E’ aperta, entriamo. S. Mercuriale, vescovo di Forlì, aveva con successo combattuto l’eresia ariana, secondo  la quale Gesù non è vero Dio. Questa domanda è a tutt’oggi attualissima: in un mondo che materializza tutto il possibile, anche Gesù appare a molti come un sant’uomo e nulla più. Bisogna allora porsi questo interrogativo. Ma se è vero Dio, allora siamo salvi.

Usciamo. Troviamo sulla strada “un’osteria nascosta”. Lì pranziamo al riparo dal mondo. Gesù, toglici ogni dubbio, vieni da noi come Dio, dacci un segno.

Gabri racconta della sua famiglia in provincia di Lecce. Il padre da un po’di tempo ha bisogno di assistenza perché si sente sopraffatto da ansie e problemi insormontabili, si è chiuso in se stesso e stenta perfino a parlare con gli altri, lui, che era stato un professore di Lettere. La settimana prima, però, era venuto a trovarlo a Bologna e di punto in bianco a tavola aveva iniziato a parlare con tutti e con gran lucidità aveva tenuto le fila del discorso: una vera e propria lezione estemporanea sulle tematiche di contrapposizione tra Illuminismo e Romanticismo! Un segno di speranza. Ma Gabriele ora è lontano, molto lontano; la sorella addirittura lavora in Francia.

Ripartiamo. Andiamo verso Villafranca di Forlì, dove dovrebbe esserci, almeno nelle sue prime costruzioni, il Villaggio della Gioia, la comunità voluta e promossa da Don Oreste Benzi, a favore delle famiglie in gravi  difficoltà e dei bambini abbandonati.

La strada si ferma davanti ad una chiesetta in restauro intitolata a Maria, ma delle case della comunità troviamo poche sparute tracce, nonostante le precise indicazioni di alcune vecchiette del posto, che ci esortano a cercare una villa, in realtà semi abbandonata. Decidiamo quindi di rientrare alla base.

Maria, perché mi hai mandato fin là?

Giorni dopo mi appare su internet la chiesa di S. Mercuriale: poggia su un preesistente tempio intitolato a Santo Stefano dopo che le sue spoglie sono state trovate in Terrasanta e da lì traslate: Stefano lapidato dai Giudei mentre è in estasi e vede il Signore funge così da sostegno alla lotta contro il materialismo.

L’uomo non riesce a curare da sé i suoi mali, ha bisogno di un aiuto e di un aiuto concreto.Ma se accetta di fidarsi scopre nel mondo il Figlio unigenito che cura e guarisce, sostiene, arriva dove noi non possiamo e mette la pace nel cuore a tutti come solo Dio può fare.

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