COSA NE SARA’ DI ME

Luigi ha cinquantacinque anni ed è originario di Boccassuolo, uno splendido paese sull’Appennino modenese. Vive da trent’anni a Corlo con la madre anziana. Laureato in Economia, ha sempre lavorato per come responsabile amministrativo per varie aziende, negli ultimi sei anni come partita iva in uno studio di Modena. Dall’ultimo anno sta cercando ansiosamente un lavoro.

Come e quando ha conosciuto la Spei?

Sono arrivato attraverso un mio amico, [Francesco Santi], che aveva conosciuto Stefano dopo il Natale 2014. Cercavo lavoro perché la mia ditta era in liquidazione, anche se dall’autunno avevo trovato posto in una scuola di Mirandola come insegnante, lavoro che mi aveva completamente preso.

Avevi mai insegnato?

Quest’anno, la prima volta. Ho insegnato Geografia economica, una cattedra molto particolare. Mi è piaciuto tantissimo lavorare con i ragazzi, mi hanno voluto bene.

Che lavoro facevi per quella ditta in liquidazione?

Lavoravo in uno studio di commercialisti di Modena, con partita iva, facendo il responsabile amministrativo per varie aziende, tra cui quella in cui ho conosciuto Francesco. Negli ultimi tempi il mio studio si è ridimensionato, molti clienti se ne sono andati, e sono praticamente rimasto fuori. Il mio curriculum sta facendo il giro di tutta la provincia, qualcosina forse si sta muovendo, ma è tutto molto in alto mare.

Cosa ti disse Francesco della Spei?

Visto che non avevo lavoro, mi disse di provare a fare un colloquio lì.

Quando l’hai fatto?

La scorsa primavera, credo, non ricordo bene. Comunque c’è segnata la data esatta sulla mia copia del libro “Credere nel cambiamento”, posso dirlo con certezza.

Come è andato il colloquio?

Bene. Io e Stefano abbiamo parlato di tante cose, soprattutto di Medjugorje, in cui sono andato due volte nella mia vita. E poi del “miracolo del sole”…

Che cos’è?

Un fenomeno così soprannominato, chiamato anche “il sole che pulsa”. La prima volta che andai a Medjugorje, vale a dire nel 2011, un pomeriggio vidi questa cosa. Non fu una visione, sarebbe come negare che ho visto un’eclissi, o l’albero che ho qui di fronte…

Di cosa si tratta?

Sembrava fossi destinato a vederlo, perché ero là con un mio amico. Avevo fatto il bagno in mare, venivo da Spalato. Avevo tutta la salsedine addosso, i pantaloncini, un paio di infradito e una camicia nera a manica lunga: dovevo fare assolutamente una doccia. A Medjugorje non ero mai stato, credevo si trattasse di una chiesa, invece è una spianata grande sempre, con un sole che non ti dico. Mentre eravamo sulla spianata a recitare il rosario in croato, mi vennero in mente delle reminescenze in sloveno, perché tempo fa andavo anche da quelle parti. A un certo punto vidi il parroco, che dirigeva il rosario, inginocchiarsi improvvisamente. Credevo gli stesse prendendo un malore. La gente cominciò ad alzarsi in piedi puntando cineprese e macchine fotografiche alle mie spalle, dove c’era il sole. Mi girai, avevo gli occhiali da sole, e vidi una cosa molto strana: il sole si era come avvicinato, roteava su se stesso. Sfido, alle sei e dieci del pomeriggio, a guardare verso il sole: io riuscivo a guardarlo. Quando chiamai il mio amico, il fenomeno era già terminato.

Con Stefano avete parlato di questo?

Di questo e della Spei.

Della Spei cosa ha detto?

Della sua azienda, di come vada avanti sotto questa “tutela”, diciamo così, dell’aiuto divino.

Ci hai creduto?

Perché non ci devo credere?

È una srl, i lavori entrano ed escono come in tutte le ditte. Perché dovrebbe esserci l’aiuto divino?

Sicuramente, forse, questo sta nella preghiera. Oppure chi lo sa. Non saprei. Stefano mi ha spiegato di difficoltà capitate alcune volte e risolte in extremis. Però, per le due volte che ci sono andato, ho visto un sacco di persone che cercano la Spei, e mi chiedo tante volte a cosa sia dovuto.

Magari per cercare lavoro, come lo cercavo anch’io. Quanto è durato il tuo colloquio?

Molto, direi un’oretta, forse di più. Oltre a parlare di Medjugorje abbiamo guardato dei filmati. Abbiamo un po’ tergiversato.

Gli hai raccontato la tua vita?

Sì, parte della mia vita e tutta la mia attività lavorativa.

Stefano ti ha chiesto cosa stavi cercando?

Sì, certamente.

E cosa stavi cercando?

Un lavoro. Penso di aver risposto così.

E lui cosa rispose?

È passato tanto tempo e faccio fatica a ricordare.

Hai detto che sei andato alla Spei due volte.

La seconda volta è stata due o tre settimane fa. C’erano altre due persone della mia età in ufficio, forse poco di meno, ci siamo conosciuti lì. Trovare un nuovo lavoro a cinquantacinque anni è molto difficile. Comunque, Stefano quella volta ci ha letto un brano del Vangelo, quello che dice «Cercate prima il Regno di Dio e tutto il resto vi sarà dato in aggiunta».

Perché eri ritornato alla Spei?

Perché in questo periodo mi capitano molto spesso dei momenti di sconforto. Quello che sto vivendo è un momento brutto, lo ammetto: finché andavo a scuola e avevo centocinquanta ragazzi da seguire andava bene, pur essendo consapevole che quel lavoro sarebbe finito. Ora vivo la mia situazione di disoccupato molto male, perché mi chiedo cosa ne sarà di me.

Quindi hai richiesto un lavoro a Stefano?

In poche parole sì. E allo stesso tempo per cercare qualcuno che mi desse una parola di conforto, perché non è facile. Al giorno d’oggi, non trovi nessuno che ti ascolti.

Oltre a leggere il brano del Vangelo, che aiuto hai ricevuto? Sei stato più sereno? Immagino tu sia credente.

Sì sì, serenità sì, anche perché dopo siamo scesi al bar per l’aperitivo aziendale. In quell’occasione ti ho anche intravisto: chiesi a Stefano chi avesse scritto il libro, e lui mi indicò te. Dopo mi disse che poteva anche darsi che potesse avere bisogno di contabilità per la sua ditta. Mi parlò anche di corsi che dovevano partire e che stava organizzando, per il disegno tecnico. Con quello non centravo niente, ma può darsi che Stefano abbia intenzione di allargarsi, o allargare i corsi: magari una base di economia potrà tornare utile.

Siete rimasti con qualcosa di concreto?

No. Ci siamo stretti la mano, e appunto in quel momento Stefano mi disse: «Può darsi che avrò bisogno», dopo il venti di luglio.

In teoria dovrebbe chiamarti lui?

In teoria sì, magari per dare qualche base di economia ai suoi corsi.

Quando Stefano ha letto il brano del Vangelo, l’ha interpretato come «Voi non avete lavoro perché non state cercando prima il Regno di Dio»?

No, non mi sembra proprio. Non l’ha messa così drastica.

Tu, in questo momento non facile, riesci lo stesso a mettere prima il Regno di Dio?

Riesco lo stesso a pregare molto. È un periodo così, anche se talvolta, con questo sole caldissimo, mi sento un po’ abbandonato. Ho portato mia madre a Boccassuolo, nostro paese d’origine, in cui abbiamo ancora una casa. Vivo a Corlo con lei, l’ho portata in montagna, altrimenti sarebbe morta di caldo.

Adesso cosa stai facendo?

Sto finendo la collaborazione nella ditta in cui lavorava Francesco, che come dicevo finirà in liquidazione, tanto che non so se riuscirò a prendere dei soldi. Finito quel lavoro, sarò a piedi completamente, perché anche con lo studio sto terminando. A settembre ci sarà il vuoto. A meno che qualcuno non risponda ad una delle mille domande che ho inviato.

Non ti sei sposato. È stata una scelta?

Avevo avuto delle opportunità: un po’ è stata una scelta, un po’ è dipeso da tante altre cose. Forse una scelta, magari sì, o magari no.

Tornando alla Spei, Stefano ti aveva detto che una volta passato di lì avresti avuto un cambiamento?

No.

Hai avuto cambiamenti, di qualunque ordine, non solo lavorativo?

Non saprei.

Stefano ti ha consigliato di cambiare qualcosa nella tua vita?

No, direi di no. L’unica cosa che mi consigliò fu di pensare a come avrei potuto aggiustare la mia situazione per trovare un nuovo lavoro, ogni volta che facevo avanti e indietro da Mirandola.

Pensi di risentire la Spei?

Aspetto che qualcosa si muova. Per la contabilità dell’ufficio, oppure per entrare in qualche modo nei suoi corsi.

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