Le porte e i corridoi

Il mondo ha tutte le ragioni, ma ce ne sono altre. Proprio quando stavamo ragionando in ufficio, o al telefono per ore coi colleghi, una porta si è aperta.

Nelle ultime settimane, Fabrizio ha trovato un nuovo posto di lavoro, e tra non molto lascerà la Spei. È una storia che si continua, una missione conclusa e una cosa buona, che avevo sentito dire da molti dei miei intervistati: «Una volta rimesso in piedi, Maria ti manda da un’altra parte». Anch’io l’ho pensato, appena pubblicato il libro della ditta; altre volte l’ho temuto.
Ci sono porte che si aprono, corridoi che si incastrano e compongono strade anche comode e piane. Bastava chiederlo, o averne fede: la stessa che Enzo mi ha mostrato al telefono mercoledì sera, dicendomi: «Tranquillo scrittore, tra un mese la Spei ci sarà ancora, con tutti i suoi casini» .
Dopo esser stato scartato da una ditta di Sassuolo, ecco che un’altra dello stesso paese, nel giro di una settimana, ha accettato Andrea: la stessa ditta da cui partirà Fabrizio, dopo aver affiancato Andrea. L’opportunità per il giovane e un lavoro per tutti. Un cambio di guardia concordato da Stefano con il capo della ditta, convertito nel 2005 e parente del beato, piccolo giovane, Rolando Rivi.
Strade che s’intrecciano e ritornano. Avevo vissuto l’inizio del suo processo di beatificazione, nella chiesa di Sant’Agostino, nove anni fa. Avevo scritto per lui una poesia, qualche tempo dopo, quando passavo i miei giorni e le mie notti a scorrazzare per le colline della mia terra. L’avevo ritrovato con Claudia, che a San Valentino, il grazioso paese del beato, ha una casa con i cani e le galline. E lo ritrovo al lavoro, con la Spei, perché Stefano ha voluto correre a visitare la chiesa in giornata, respirare quell’aria.
Siamo partiti da Modena, abbiamo caricato Claudia, raggiunta la sponda reggiana del Secchia e il piccolo paese nella collina di Castellarano. La porta della chiesa era chiusa, era aperto il museo dedicato a Rolando; siamo entrati svelti, perché il vento freddissimo ci spostava. Abbiamo letto la storia del santo, guardato i libri e le miniature che ritraevano la sua giovinezza. Rolando giocava a pallone coi bambini della chiesa; quattordicenne è morto martire, testimoniando tutto Gesù.
Claudia intanto, uscita sola dal museo, aveva suonato il campanello della canonica. Il prete non c’era, ma un muratore, che per caso si trovava al piano di sopra per fare dei lavori, ci ha fatti entrare. Siamo entrati nella chiesa da una porta secondaria, abbiamo toccato con le mani l’altare sopra la tomba di Rolando; un bassorilievo lo ritrae nel Paradiso, vicino a Gesù che sorride. Stefano parlava al telefono con Francesca, io camminavo con Claudia per le navate. Abbiamo pregato in silenzio, abbiamo ringraziato del sole, lo stesso che rivedremo un giorno sopra queste colline.

giorgio casali

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